Ricky Rubio dice Stop!!!

La scelta del talento spagnolo, dovuta alla sua lotta contro la depressione, rilancia la questione degli atleti Millenials.

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Ricky Rubio

Ricky Rubio ha detto stop!

Il talento spagnolo in forza ai Cleveland Cavaliers ha deciso di fermarsi e di salutare l’NBA.
Il play lo ha reso noto nella giornata di oggi dopo un drammatico percorso iniziato il 30 luglio scorso.
“La sera del 30 luglio è stata una delle più dure della mia vita. La mia mente è sprofondata nell’oscurità. Sapevo che stavo andando in quella direzione, ma non avrei mai pensato di non avere il controllo della situazione. Il giorno dopo ho deciso di interrompere la mia carriera da professionista”. Ha dichiarato Rubio tramite le sue pagine social.
Una decisione ponderata e matura quella dello spagnolo che, dopo la rottura dei legamenti  del ginocchio in gara-4 contro New York, era in prossimità di rientrare.
Una scelta onesta e figlia di un animo sensibile che lo ha sempre contraddistinto ma che pone anche degli interrogativi sul sistema sportivo.  Sempre più spesso giovani atleti dimostrano insofferenza durante il periodo di inattività, insofferenza che non sempre si manifesta con la depressione ma in  modi che, bene o male, gli orbitano attorno.
Rubio è stato il baby fenomeno per eccellenza per il mondo del basket: esordio nel Badalona a 14 anni, l’ Eurolega, il Barςa, le vittorie in Nazionale e l’ NBA a 19 anni.
Un sogno, come lo stesso atleta lo ha definito nel suo post di addio.
Ma come può un sogno così diventare un incubo dal quale è difficile uscire ?

Un problema generazionale

Se prendiamo tutti i principali talenti sportivi appartenenti alla generazione dei “millenials” risulta evidente come in tanti abbiano scelto (in quello che da tutti viene identificato come il periodo di maturazione completa dell’atleta) o di lanciarsi in campionati più remunerativi e meno competitivi oppure di commettere degli errori imperdonabili di vario tipo.
Nessuno in questo ambito ha intenzione di giudicare le scelte di carriera e ancor di più le sensazioni personali, però, l’ impressione netta è che i giocatori di fascia altissima arrivino a 30 anni completamente scarichi.
Neymar, Kantè, Fabinho, Manè, Koulibaly, Fabinho, Milinkovic- Savic, Mendy hanno sostanzialmente decretato la fine della propria carriera “competitiva” decidendo di farsi coprire d’ oro in Arabia, Pogba è scivolato sulla buccia di banana del doping, per non parlare dello scandalo scommesse che ha colpito i giovanissimi di casa nostra.
Al di là dei casi specifici sembra che i giovani maturino rapidamente una disaffezione per lo sport professionistico.
Una situazione globale preoccupante che si ripercuote anche sulle fasce più basse come gli adolescenti e ragazzi (se non uomini fatti e finiti) che si trovano in un momento di difficoltà tanto forte da tramutare la loro passione in un incubo senza fine.
Un problema che dovremmo prendere tutti a cuore in quanto appartenenti alla società.
Nel frattempo auguriamo a Ricky Rubio di riprendersi e di ritornare sul parquet (pare che abbia comunque lasciato uno spiraglio aperto per un ritorno in Europa) per far brillare di nuovo il suo talento. Mostrare a tutti che dalle voragini più profonde della propria anima si può uscire e tornare a vedere la luce sarebbe la vittoria più bella della sua carriera.

Ricky Rubio – Wikipedia