MotoGP Bagnaia è campione del mondo!

Pecco nell’ultimo round a Valencia amministra la situazione e porta a casa il suo primo alloro nella classe regina.

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MotoGP Bagnaia è campione del mondo!
MotoGP Bagnaia è campione del mondo!

MotoGP Bagnaia è campione del mondo! La paura fa 90, Pecco ha fatto 91. Magnifico, cannibalesco, mai domo: Bagnaia ha messo insieme tutto ciò che aveva in dote e ha avuto ragione. Non è da tutti imporsi in MotoGP, figuriamoci recuperando 91 punti. E non li ha ripresi all’ultimo, alla Verstappen, con il cuore in gola; si è permesso di arrivare a Valencia con 23 punti di vantaggio su Quartararo – a cui vanno fatti i complimenti per la stagione – giungendo al traguardo, dopo più di un brivido, come un Re in carrozza. L’1 ritorna su una moto rossa, come non accadeva dal 2007, quando Stoner trionfava per Borgo Panigale. Abbiamo ritrovato quell’accoppiata – Ducati con pilota tricolore in sella – che mancava da 50 anni, quando Giacomo Agostini e la MV Augusta dettavano legge; speriamo che duri, perché è bellissimo. A maggior ragione poichè stiamo parlando di una moto che è superiore: terzo titolo costruttori consecutivo (notte fonda per Yamaha e Honda) e quarto in totale, secondo titolo piloti dopo 15 anni di attesa. La Desmosedici è un razzo, un capolavoro tutto italiano, dalla terra dei motori è uscito quello che ricorderemo un pregiato pezzo di ingegneria. Non poteva non sottolinearlo il neo Premier Meloni: “Un giorno storico per il nostro sport: Bagnaia e la Ducati campioni del Mondo: un pilota italiano su una moto italiana”. Altro che sovranità alimentare, vogliamo quella motoristica! Battute a parte, anche Malagò ha evidenziato ciò: “Tripudio tricolore in MotoGP! Bagnaia 13 anni dopo Valentino. Sei nella storia Pecco: orgogliosi”. Questo è il punto, centrato perfettamente dal presidente del CONI; chi è nato a ridosso tra anni ‘90 e 2000 ieri ha pensato a Valentino e al suo nono trionfo, salvo poi rimembrare quell’ottobre nero del 2015, che avrebbe dovuto rappresentare il decimo. Per questo è stato ancora più soddisfacente vedere un pilota italiano impennare a Valencia; il sapore di quel biscotto alla crema spagnola era ancora troppo amaro e vivido. Quella delusione non potrà mai essere cancellata – stiamo parlando di Vale – ma Pecco ci ha regalato una gioia incredibile. E giustamente, nell’Italia dei borghi e dei campanili, le campane sono tornate a suonare. Bologna e Borgo Panigale si sono vestite di rosso, per una festa liberatoria; a Chivasso la Piazza d’Armi è stata allestita a tribuna del Ricardo Tormo, per esplodere intorno alle 15 in grida e canti di giubilo. Il tutto mentre la festa rossa infuriava al di là del Mediterraneo, in quel di Valencia.

MotoGP Bagnaia è campione del mondo! La grande festa

“Pecco nei primi giri, grazie a quella lotta con Quartararo, è stato bravo a fargli perdere decimi preziosi … ci sono voluti 15 anni, ma adesso possiamo aprire un ciclo, Pecco tornerà ancora più forte nel 2023”: a partire dall’ a.d. Domenicali, gongolano tutti. “Abbiamo portato a casa l’obiettivo, questo giorno vale tanto per me … la GP15 è stato un rischio, ma i ritocchi ci hanno portato fin qui … siamo sempre stati bravi a motivarci, anche quando le cose andavano male”, sentenzia Gigi dall’Igna. Chi meglio dell’ingegnere vicentino conosce la casa e la sua creatura, lui che nel 2013 arrivò a Borgo Panigale in uno dei periodi più neri per la scuderia romagnola. Il risultato di nove anni di lavoro è positivo, se non eccelso: il motorone Ducati ormai detta legge in fatto di potenza pura, 290 cavalli su una moto da 157 kg (pilota e benzina esclusi); il cosiddetto cambio seamless ha permesso di lavorare sulla cambiata nell’ottica di una minore perdita di potenza tra una marcia e l’altra; le appendici aerodinamiche sono state di fatto implementate dalla rossa, dal 2016 in poi leader in quanto a sviluppi telaistici nel paddock. Pecco è consapevole di avere per le mani di più di una ferraglia rossa: “Sono orgoglioso di quello che ho fatto. Dopo il Sachsering avevo perso la fede per un’ora, il Mondiale sembrava andato, ma subito dopo ho ricominciato a crederci, grazie anche alla moto e ai consigli di Valentino”. Giustamente il Dottore si unisce al coro festoso, direttamente dai box a Valencia: “Era ora che un Italiano rivincesse la MotoGP e che lo abbia fatto Pecco per me è speciale: lui è un pilota che ti coinvolge tanto ed è bello dargli una mano”. Difatti è anche il primo iridato di casa VR46 a imporsi nella classe regina. L’investitura dal migliore della storia eleva Pecco al piano alto, quello dei campioni. Fino al GP di Germania era stata una stagione in chiaroscuro per il piemontese – 2 vittorie e 4 ritiri – ma da Assen (l’università per eccellenza del motociclista) in poi ha ingranato la sesta senza mai scalare. Dopo 4 vittorie consecutive e un secondo posto ecco l’episodio che sembra tagliare le ali, quel ritiro al Fuji che ci aveva fatto disperare. Ma il pilota della rossa, complice la difficoltà del francese in sella alla Yamaha, ha continuato imperterrito a collezionare podi, fino al trionfo di Sepang che lo spingeva passo passo verso la gloria. O se volete verso la storia, dal momento che la rimonta da -91 non era riuscita a nessuno; mettiamoci cinque ritiri e 7 vittorie (ancora la storia) ed ecco il titolo, a conferma di quella solidità ritrovata nella seconda parte di stagione; quest’ultima sugellata da 12 vittorie in 20 gare che hanno fruttato anche il titolo costruttori e quello a squadre. Per come è arrivata questa grande gioia, mi sembra di poter azzardare un parallelismo: Pecco ha costruito questo trionfo “alla Raikkonen” nel 2007; una prima parte di stagione a boccheggiare, poi il dominio totale. Così 15 anni dopo Casey e Kimi, una delle due rosse nazionali è tornata a festeggiare.

MotoGP Bagnaia è campione del mondo! La gara e il trionfo

Già la mattina al Warm Up si era capito che il Desmorazzo fosse saldamente nelle mani delicate del pilota piemontese. “Go Free” è la scritta che Pecco porta sulla tuta, ad altezza fondoschiena, rivelatasi veritiera. Lui è “andato libero” consapevole del suo vantaggio e delle sue qualità, non si è fatto spaventare da Quartararo – che gli partiva quattro caselle avanti – e ha scavalcato Binder e Zarco arrivandogli a ridosso. Mentre la lotta per la vittoria diveniva appannaggio di Rins, con una delle sue partenze spettacolari, nel gruppo si consumava il fatto. Poteva mancare, in questo appuntamento, il brivido finale? Certo che no, per un Motomondiale che si rispetti: Bagnaia, appena visto che Miller si infilava in curva 2 su Quartararo, non ci ha pensato due volte, è entrato nel solco creato dal compagno superando il francese all’interno; mentre le due moto si rialzavano ecco il contatto che ci ha fatto sobbalzare: la carena destra del ducatista si infrangeva contro quella del pilota della Yamaha perdendo l’aletta inferiore su quel lato. Un infarto temporaneo seguito dalla calma e dall’attesa: con una serie di sorpassi tra i due Pecco ha portato a termine il suo lavoro, ossia far perdere decimi preziosi al francese, estromettendolo dalla lotta per la vittoria. Nei giri successivi si è limitato a gestire una gara che non è mai entrata nel vivo, scivolando al nono posto, con le uniche scene degne di nota rappresentate dalle cadute prima di Miller e poi di Marquez, quest’ultima accolta con un boato in quel di Chivasso. Una processione verso la bandiera a scacchi che l’ha consacrato e innalzato sul tetto del mondo. Complimenti a Quartararo, più forte e determinato lui di una Yamaha in caduta libera, a fare da contraltare al trionfo della rossa supersonica e del nostro Pecco spaziale. Dopo la gara lo champagne, i sigari, i balli, le urla: riassumendo in due parole, una grande gioia. Le singolari parrucche rosse indossate da tutto il box ci riportano alla mente un altro trionfo in rosso: quando Schumi vinse a Suzuka il titolo piloti dopo un’attesa di 23 anni, cancellata dalla grande festa sul podio con il tedesco a dirigere l’inno. Quella volta erano ricce, queste sono lisce e fluenti, ma il messaggio è lo stesso: dopo 15 anni il cielo sopra il Motorsport si tinge di rosso su sfondo tricolore. Grazie Pecco, e viva l’Italia.



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