News sportive ciclismo. Ganna il predestinato non ce l’ha fatta

Il quint posto del cronoman italiano a Tokyo figlio di una pessima gestione

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News sportive ciclismo. Filippo Ganna è un predestinato. Un fenomeno, forse il più grande “cronoman” del pianeta. E lo rimane lo stesso, da campione del mondo incarica, anche senza una medaglia olimpica.

Il suo quinto posto ai Giochi di Tokyo 2021 fa male, ma è la sconfitta soprattutto del ciclismo italiano, più che la sua.

Ganna è stato sfavorito da un percorso troppo duro, che infatti ha premiato gli uomini da grandi giri come Roglic e Dumoulin. E chi usciva dal Tour de France (su questo, e sul percorso di avvicinamento invece bisognerebbe riflettere).

News sportive ciclismo. Quanto rammarico!

Alla vigilia tutti aspettavano lui, perché è il volto nuovo del ciclismo italiano, o meglio l’unico volto.

È la stella di una delle grandi corazzate internazionali, la Ineos. Qui, almeno nelle sue corse, corre da capitano.

Praticamente è l’unico azzurro a poterlo fare in un panorama sempre più globalizzato che ha marginalizzato le nostre squadre e relegato i nostri corridori al ruolo di gregari.

È il classico campione anticiclico di un movimento paurosamente ripiegato su stesso.

A ben vedere non è nemmeno così, perché è nato su strada ma è cresciuto nei velodromi, e solo dopo si è consacrato su entrambi.

Ganna è innanzitutto il fenomeno del ciclismo su pista azzurro, che al contrario della strada, vive invece un ottimo momento da qualche anno a questa parte. Dal trionfo di Elia Viviani a Rio 2016 è tutto un crescendo. Senza per altro che l’Italia abbia fatto nulla per il suo ciclismo su pista, se pensiamo allo stato disastroso degli impianti del nostro Paese. Praticamente un unico velodromo al coperto disponibile a Montichiari, quanto a quello di Spresiano, progetto federale fin da principio discutibile, oggi arenato per i guai finanziari del Gruppo Pessina, meglio non parlarne.

Un sistema fragile, tutto da rifare

Insomma, Filippo Ganna è tutto ciò che il ciclismo moderno dovrebbe essere e che il ciclismo italiano non riesce a fare: il campione della multidisciplinarietà, vera nuova frontiera delle due ruote come dimostrano i vari Van der Poel&co., su cui il nostro movimento è molto indietro, ancorato a un approccio vecchio e superato. Per questo la pressione della spedizione azzurra era tutta su di lui. Troppa, anche per le sue spalle larghe spalle e le sue cosce possenti.

43 anni, lo sport è stata la mia palestra di vita nel giornalismo, dove da oltre 20 anni metto in campo tutta la mia passione e le mie competenze. Emozione, adrenalina, nel raccontare ciò che succede nel mondo del calcio e non solo.

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