RICARDO BOCHINI: EL BOCHA

Tributo al campione che fece inchinare Maradona e che duellò a distanza con Johan Cruyff.

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Ricardo Bochini

Ricardo Bochini- partiamo dalla fine.

25 giugno 1986, giornata calda, come solo una giornata estiva a città del Messico sa essere. Il sole risplende e volge i suoi raggi verso lo stadio Azteca dove si sta svolgendo la semifinale dei campionati del mondo di calcio tra Argentina e Belgio.
E’ una di quelle partite da guardare, non solo perché è una semifinale del mondiale ma anche e soprattutto perché è una di quelle giornate in cui Maradona decide di vincere da solo.
Il sole si affaccia a godersi lo spettacolo e crea la tipica atmosfera dell’Azteca dove i colori delle divise di gioco vengono avvolti da un aura quasi mistica che, alla vista, li rende più accesi e brillanti.
Maradona, avvolto da questa aura che lo accompagna da tutto il mondiale, gioca un calcio perfettamente in tinta con i colori che indossa: albicelestial.
Prima un meraviglioso colpo sotto ad anticipare portiere e difensori poi una straordinaria serpentina mettono in cassaforte la qualificazione per la finale.
Mancano dieci minuti alla fine e il “diez” comincia a guardare verso la panchina ma non se ne comprende il motivo; non è infortunato e Bilardo non ha la minima intenzione di toglierlo.
Tutto risulta più chiaro quando, cinque minuti dopo, il commissario tecnico richiama l’attenzione dl direttore di gara. L’Argentina effettua un cambio: esce Burruchaga, mentre entra in campo un uomo magro con pochi capelli e la maglia numero tre. Si chiama Ricardo Bochini, fa il centrocampista, il regista per la precisione, e mentre trotterella per mettersi in posizione Maradona lo accoglie dicendogli: ”Maestro, la stavamo aspettando”.
Ma come è possibile che il giocatore più forte del mondo accolga in questo modo un giocatore che sembra Woody Allen in divisa da gioco?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare alcuni passi indietro, quando tutta o gran parte della storia ebbe inizio.

Argentina vs Olanda: il duello degli anni ’70

Siamo negli anni settanta , L’Europa e il mondo stanno conoscendo la più grande rivoluzione calcistica della storia.  L’Olanda con Feyenord e Ajax, sta facendo indigestione di titoli nel vecchio continente.
Anche la nazionale è fortissima e gioca un calcio “totale”, non esiste più il concetto di “ruolo”, ai difensori viene chiesto di attaccare e agli attaccanti di essere i primi a difendere: nasce l’ “arancia meccanica”.
In un contesto così il dinamismo, la corsa e la resistenza vanno abbinati ad una conoscenza tattica profonda ed a una tecnica sopra la media, negli anni settanta tutto questo si può racchiudere in due parole: Johan Cruyff.
L’olandese è la personificazione di quello che il suo paese sta proponendo come il calcio del futuro e questo lo rende, di conseguenza, il prototipo di “calciatore” che si dovrà affermare negli anni.
Johan con la sua quattordici addosso recupera palloni, organizza l’azione , la conclude e anche quando inventa giochi di classe.
Questo è ciò che avviene in Europa; dall’altra parte dell’Atlantico, però, c’è chi non la pensa così.
Nel Sud America c’è un pese che, come l’Olanda in Europa, sta facendo indigestione di trofei: l’Argentina.
In Argentina, negli anni settanta, si gioca un calcio che è un misto tra una guerra di quartiere e il gran ballo alla reggia di Versailles.
Anche in questo caso c’è un club che più degli altri la fa da padrone ed è l’Independiente dove dipinge calcio quell’uomo magro di cui si parlava all’inizio: Ricardo Bochini detto “el Bocha”.
Il dualismo con Cruyff nasce automaticamente e il campione argentino dice la sua sul collega : “corre molto, però è bravo”.
Già questo basterebbe per farvi intuire il personaggio ,o forse no. Bochini era il perfetto alter ego del campione olandese con il quale però, per un curioso caso del destino, non si verificò mai uno scontro diretto sul campo nonostante le numerose occasioni proposte dalla sorte.

I primi anni di Independiente

Ricardo Bochini comincia, a giocare nella prima squadra dei “diavoli rossi” nel 1972 ed arriva subito la vittoria in coppa Libertadores.
All’epoca i vincitori delle due principali competizioni continentali di Europa e Sud America si affrontavano, in partite di andata e ritorno, per decretare il vincitore della coppa intercontinentale e L’Ajax di Johan e Rinus Michels, battuta l’ Inter in finale si candida come pretendente.
Tutto sembra pronto per il grande scontro ma Bochini si fa male e non viene convocato in nessuna delle due gare della finale.
L’andata, in Argentina, termina uno a uno ma i giocatori dell’Independiente giocano con il codice penale in mano barcamenandosi tra il lecito e l’illecito, il più preso di mira è il quattordici olandese che spesso subisce interventi durissimi.
A fine partita gli europei sono adirati, ci vuole tutta la diplomazia di Michels per convincerli a giocare il ritorno e, per sfortuna degli argentini, l’allenatore è molto convincente. Finisce tre a zero per L’Ajax in una partita senza storia.
L’anno successivo Bochini entra stabilmente nell’undici titolare e non ne esce più per circa venti anni. Anche in quella stagione arriva la vittoria della Libertadores contro il ColoColo di un super Carlo Caszely e di nuovo ci dovrebbe essere l’Ajax in finale, essendosi nuovamente portata a casa il titolo di campione d’Europa.
In realtà gli olandesi rifiutano, adducendo problemi economici, ma è probabile che ci sia dell’altro, al loro posto partecipa la Juventus finalista di Coppa dei campioni.
La partita si gioca con una formula completamente nuova e che non verrà più ripetuta: gara secca all’Olimpico di Roma.
Il giorno della finale lo stadio di Roma è completamente bianconero e la Juventus è straripante. I bianconeri sbagliano una serie incredibile di occasioni e pure un rigore che Cuccureddu calcia alto sopra la traversa.
L’Independiente barcolla ma non cade e si affida al suo campione che, a dieci minuti dalla fine, orchestra l’unica azione degna di questo nome della sua squadra. Entra in area e supera il portiere con un colpo sotto davvero pregevole: 1-0 e Independiente campione del mondo.

Il mondiale ’78

Ci sarebbe una nuova possibilità di incontro tra i due campioni durante il mondiale del ’78 che si svolge nell’ Argentina di Videla e che sarà uno dei maggiori spot del regime ma Johan non ci sta e per ragioni chiaramente politiche in Argentina non ci va.
Bochini invece è vittima di sé stesso ed del suo modo di affrontare le partite e nonostante quella sia la sua migliore annata, condita dal primo titolo nazionale (segnando il gol decisivo in finale), l’allenatore Menotti non lo convoca, non apprezzando la sua lentezza e pensando che non sia adatto ai ritmi che vuole imporre.
La storia gli darà ragione perché alla fine della manifestazione sarà lui ad alzare la coppa del Mondo a discapito dell’Olanda.
Sì proprio l’Olanda, perché quando ci si mette il destino è proprio un gran bastardo.
In tutto questo tempo, assiste alla sfida a distanza pure un giovane Maradona che apprezza incredibilmente i due campioni ma parteggia di più per il connazionale.

Gli ultimi titoli
Durante il suo primo anno fuori dall’Argentina, 1982-83, arriva il terzo titolo per Bochini in maglia “roja”, (il secondo era arrivato nel 1978) questo permette all’Independiente di partecipare alla Libertadores dell’ anno successivo.
L’Independiente arriva in finale con il Gremio e nell’andata in Brasile vince con un gol di Burruchaga, servito meravigliosamente da Bochini ed ipoteca così la vittoria del titolo che si concretizzerà con lo zero a zero del ritorno.
Fanno sette vittorie su sette in finale di Libertadores, 5 delle quali con Bochini in campo.
Per l’Independiente arriva anche la coppa Intercontinentale vinta contro il Liverpool. Sembra l’ultimo titolo di una carriera fantastica, Bochini ha trenta anni e non è sicuro che il suo fisico, possa reggere i ritmi del nuovo calcio.
Passano due anni e “El Bocha” sembra un campione sulla via del tramonto, ammirato da tutti ma destinato a non vincer più nulla, qualcuno però non si è dimenticato di lui.
Quel ragazzino che lo osservava nella sfida a distanza con Cruyff ora ha in mano la nazionale Argentina ed il paese intero e vuole lui in squadra.
Bilardo, allenatore dal credo calcistico pragmatico e speculativo, mai si sarebbe sognato di chiamarlo, ma se lo dice el Diego bisogna farlo.
Arriviamo così al punto da cui eravamo partiti, da quel pomeriggio di giugno , da quei cinque minuti e da quel: ”Maestro la stavamo aspettando”.
L’Argentina vincerà poi il titolo mondiale con gol di Burruchaga su assist di Maradona, in un ideale passaggio di consegne con Bochini che, come già raccontato, fece lo stesso nell’Intercontinentale di qualche anno prima.
El Bocha vince un titolo nazionale nell’ 88-89 e si ritira due anni dopo, nel ’91. Alla partita di addio piangono tutti, persino il campo che si ricopre di rugiada.
Ricardo Bochini lascia dopo venti anni, 4 titoli, 5 Libertadores, 2 intercontinentali, 714 partite, i 108 gol.
È tempo di dire addio al suo popolo che lo ha sempre amato e venerato e che lo saluta con una preghiera che diventa un canto:

“”Solo le pido a Dios, que Bochini juegue para siempre, siempre para #Independiente, para toda la alegría de la gente”.

Ricardo Bochini – Wikipedia