NBA l’ora di Banchero

Mercoledì l’esordio di Paolo tra sogni e… Nazionale

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NBA l'ora di Banchero
NBA l'ora di Banchero

NBA, l’ora di Banchero. Paolo Banchero sta aspettando la giornata di mercoledì con grande fervore. Il 19 infatti l’italoamericano degli Orlando Magic solcherà per la prima volta dopo il Draft, che lo ha incoronato prima scelta assoluta, i parquet più importanti del mondo. Stessa sorte per Simone Fontecchio che a meno di un mese dal ricordo dolceamaro dell’Eurobasket esordirà con gli Utah Jazz. Oltre ai due esordienti c’è ovviamente anche Danilo Gallinari che sta recuperando, in casa Boston Celtics, dalla rottura del legamento crociato. Sarà una giornata importante per il talento di Seattle, pronto con le sue doti tecniche e fisiche ad irrompere con prepotenza nel panorama USA che già lo ha apprezzato con Duke in NCAA. Nel febbraio 2020 Paolo ha ottenuto la cittadinanza italiana attraverso lo ius sanguinis, ma risale a poco meno di un anno fa la sua ribalta alle cronache nostrane. Forte di una valutazione ESPN grade 97, una recluta a cinque stelle, debutta con i Blue Devils il 9 novembre 2021 portando i suoi alle Final Four e arrendendosi solamente ai rivali della North Carolina. In seguito, complici i suoi numeri da capogiro, si renderà eleggibile per il Draft 2022 dove, come abbiamo detto, sarà la prima scelta scalzando Jabari Smith Jr. Dunque nella giornata di ieri Paolo è tornato a raccontarsi ai media italiani, tra sogni a stelle e strisce e ambizioni patriottiche oltreoceano.

NBA l’ora di Banchero: obiettivi in lega

“Un sogno che si avvera”, così Paolo Banchero definisce l’avventura che sta per intraprendere, ricordando l’impegno e l’ostinazione che lo hanno portato nella Serie A del basket. Diventare professionista era un obiettivo, raggiunto anche grazie alla sua forza mentale: “devo essere la versione migliore di me stesso”, parole che sembrano arrivare da un soggetto esperto. Colpisce ancor di più quando senza esitazione elenca i suoi obiettivi. Ovviamente quello di Rookie of the year ed un posto alle Final Four con Orlando. Il primo perfettamente raggiungibile se avrà buona titolarità, per il secondo dovremmo aspettare qualche mese prima di esprimerci. A suo dire è uno che ama la pressione, ci sta, ma con una piccola dose di sfacciataggine, appartenente ai talenti più cristallini, addirittura dichiara: “la pressione era più alta a Duke, dove arrivavo come miglior prospetto, non potevo lasciarmi schiacciare, sarà lo stesso in Nba”. Parole che contengono quella punta di arroganza, virtù necessaria in quello che lui definisce “un posto dove ti prendono e ti buttano in fretta, se non sei serio”. Difatti dalle sue dichiarazioni traspare anche un cambiamento a livello umano, rispetto ai bagordi di qualche mese fa. Dice di aver imparato a dosare bene il suo tempo, a non andare più “in giro e basta”, segno di maturità. Non vede l’ora di indossare la canotta degli Orlando contro Lebron, Antetokumpo ed Anthony Davies; però quando gli viene chiesto da chi ha ripreso le movenze egli dice: “Ho ammirato tanti da cui ho ripreso qualcosa, ma voglio essere Paolo Banchero, un giocatore unico”. Caspita Paolo, queste sono dichiarazioni che fanno ben sperare, ora dovrà mettere la stessa dose di attributi sul parquet.

 

NBA l’ora di Banchero: capitolo Nazionale

 

Solo il tempo ci dirà se Paolo entrerà nella storia dello sport e del costume italoamericano. Sulla falsariga di grandi campioni del ‘900, quali Vince Lombardi, Rocky Marciano e Joe DiMaggio, il ragazzo del Pacifico si pone come nuovo eroe dei due mondi. Con una differenza non tanto sottile: lui ha voluto la cittadinanza italiana. In onore alle origini liguri del bisnonno, partito alla volta del sogno americano come molti suoi conterranei, carichi di quella voglia di rivalsa propria di chi ha faticato e lavorato per inserirsi nella società al di là dell’Oceano. Una caratteristica ormai rara, soprattutto per un diciannovenne figlio del XXI secolo, nato e cresciuto in una società globalizzata e mondialista in cui il valore storico e propedeutico del passato sta progressivamente scomparendo. Ma lui ne va fiero, si presenta al Media Day con sorriso a trentadue denti e bandiera tricolore sulle spalle: “volevo dimostrare il mio rispetto”. Lui stesso ha raccontato di non aver approfondito le sue origini fino ai sedici anni per poi aprirsi al valore della scoperta. “Non vedo l’ora di sbarcare in Italia”, dice, aggiungendo che ha già avuto contatti con Riccardo Fois (assistente di coach Pozzecco) e con l’altro ragazzo della West Coast Nico Mannion, con il quale probabilmente giocherà in Nazionale. Essere al Mondiale della palla a spicchi è il suo obiettivo per il 2023, quando Paolo avrà una stagione alle spalle che ci dirà molto circa il suo futuro. Però aggiunge: “Non posso garantirlo al 100%”; ora infatti c’è la stagione NBA ad occupargli cuore, cervello e muscoli, ma assicura: “Al momento opportuno prenderò una decisione”. E noi quella decisione la aspettiamo con ansia, sperando che nel frattempo Paolo si dimostri una stella oltreoceano.



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