Juventus, la crisi infinita

Allegri appeso alla Champions League e ai prossimi risultati in campionato. La partita contro il Milan ha scoperchiato le fragilità caratteriali e tecniche della Vecchia Signora

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Juventus, la crisi infinita. La trasferta di San Siro doveva segnare il punto della svolta definitiva dopo il successo casalingo in Champions League, contro gli israeliani del Maccabi Haifa. Invece la netta sconfitta subita ad opera del Milan ha evidenziato una volta di più tutte le magagne della compagine bianconera. La squadra è mancata in tutto: carattere, brillantezza atletica, mentalità vincente, rabbia, organizzazione tattica. Il punteggio poteva essere più largo, senza i due legni colpiti da Leao e la parata di Szeczesny su Origi nel finale. Impressiona il fatto che la Juventus non sia riuscita a fare un tiro in porta, salvo la botta di Kean deviata da Kalulu verso lo scadere. E sì che in campo dall’inizio c’erano contemporaneamente Cuadrado, Kostic, Vlahovic e Milik. Vero che mancavano De Sciglio, Chiesa, Di Maria e Pogba, ma non può essere una giustificazione di fronte ai sette infortunati del Milan. Allegri si aggrappa a ogni tipo di alibi, ma nella disorganizzazione tattica e caratteriale il primo e unico responsabile è proprio lui. Ancorato alla panchina da un contratto capestro, che di fatto rende prigioniera la Juventus. Con la classifica attuale, sarebbe fuori da ogni competizione europea.

Juventus, la crisi infinita. Le colpe della società oltre Allegri

Il dito è puntato sull’area tecnica, quindi su Allegri e il suo staff. Ma non vanno trascurate le colpe di una società divisa al suo interno. Da una parte Agnelli e Nedved fautori del dispendioso mercato impostato da Allegri, dall’altra Cherubini e Arrivabene che invece avrebbero puntato su un mercato giovane e sostenibile. L’allenatore bianconero è un uomo solo al comando, ormai: l’assenza di Agnelli a Milano è l’emblema di un distacco totale. Ma non è solo il presidente ad avere abbandonato “la barca Allegri”, ma anche il resto della dirigenza: si nota negli allenamenti, dove ormai la presenza dirigenziale è sporadica. Il presidente della controllata Exor, Elkann che è il vero plenipotenziario della società spinge per il cambio della guida tecnica. Ma non sarà facile, perché Allegri è attaccato alla poltrona e non ha intenzione di schiodarsi, tantomeno presentando le dimissioni. Ma il distacco sempre più netto con i giocatori potrebbe spingere davvero la società a chiudere il rapporto con il tecnico dei cinque scudetti e delle due finali di Champions League.

Juventus, la crisi infinita. La crisi di Bremer e Paredes, l’isolamento di Vlahovic

In casa bianconera risalta su tutte la crisi di identità di Bremer: acquistato dai cugini granata per 49 milioni, non riesce a rendere nel sistema con i quattro giocatori in linea. Non si capisce perché Allegri non punti stabilmente sul 3-4-3, modulo di gioco che sembra fatto apposta per le caratteristiche dei giocatori in rosa. Oltre a Bremer, colpiscono le difficoltà di Paredes: lento, involuto, senza grinta. Il giovane Miretti va al doppio dei giri dell’argentino. Del resto, il centrocampista era una riserva al Psg, la cosa fa riflettere. Ma c’è un giocatore in crisi più di altri: Vlahovic. E’ un attaccante di sistema, ha bisogno di essere servito in un certo modo. Per esempio nella Fiorentina con il gioco di Italiano si esaltava. Era inserito all’interno di una manovra organizzata, dove tutti sapevano quello che dovevano fare. E gli arrivavano palloni puliti e precisi, sapeva sempre dove farsi trovare. Nella Juventus attuale sembra un giocatore avvilito e spaesato, oggetto di continue sostituzioni da parte del mister. Tre giocatori che rappresentano bene la crisi di una squadra erroneamente indicata come favorita per lo scudetto.

 



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