Il Mondiale visto da Ronaldo il Fenomeno

In una lunga intervista alla Gazzetta il Fenomeno ha detto la sua sul Mondiale

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Il Mondiale visto da Ronaldo il Fenomeno
Il Mondiale visto da Ronaldo il Fenomeno

Il Mondiale visto da Ronaldo il Fenomeno. Come lui, negli ultimi 20 anni del calcio brasiliano, non c’è stato nessuno. L’ultimo Mondiale vinto dalla Seleçao, infatti, è roba di un nome: R9. Non è nato colui che ha raccolto il testimone, spingendo il Brasile verso quel sesto titolo che pare stregato. Lo stesso Neymar, complici dei maledetti infortuni, non è riuscito ad elevarsi al rango di trascinatore nazionale e sulla soglia dei 30 anni pare seriamente tentato dall’abbandonare i compagni. A ciò il Fenomeno storce il muso e rilancia: “Tornerà più forte di prima e sarà sempre un punto di riferimento per la nostra squadra … Comunque è normale che sia depresso”. Invece Ronny pare aver smaltito questo sentimento, dunque bacchetta i suoi: “Ci è mancata malizia nel finale: dovevamo tenere il pallone, perdere tempo”. Una rassegna finita male e iniziata sotto un clima di astio politico nel paese: durante il mese di ballottaggio molti dei giocatori della Seleçao hanno dichiarato la propria fede bolsonarista, compreso Neymar. Purtroppo nel mondo malato di oggi, lo vediamo anche in Italia, se per caso si è anche solo tendenzialmente di destra (o liberali) si viene tacciati di indecenza. Ronaldo ne ha per tutti: “Non avevamo bisogno di questo casino. Bolsonaro non è l’unico che ha messo la maglia del Brasile. Ma il problema è l’intolleranza: non viene più rispettato chi la pensa in modo diverso. In Brasile dobbiamo ritrovare il rispetto per le opinioni diverse”. I brasiliani hanno perso quel senso di unità che li caratterizzava. Forse anche per questo, per la panchina, si apre ad uno straniero: “Per me non sarebbe un problema. Ancelotti, Guardiola, Mourinho: sono nomi credibili” E aggiunge: “Sarò sempre disponibile ad aiutare il Brasile”.

Il Mondiale visto da Ronaldo il Fenomeno, gli uomini del Mondiale

Tiene a sottolineare la sua voglia, per un motivo ben preciso: “Come ha detto Kakà, i grandi campioni brasiliani sono rispettati più all’estero che in patria”. Un po’ il contrario di quella che è la parabola di Messi in Argentina, di anno in anno sempre più considerato un semidio: “Deve fare i conti con l’età, fa meno scatti di prima, però vicino all’area è sempre un killer … la voglia di vincere il Mondiale ti spinge ad andare oltre”. Ovviamente, non tiferà per Leo: “Non sarei felice di un loro successo. L’Argentina non gioca un gran calcio … sa essere aggressiva e corre tanto”. Dunque la sua favorita – dopo l’uscita di scena del Brasile – è la Francia di Deschamps: “La Francia ha confermato le sue potenzialità. E apparentemente sa gestire la pressione”. Anche perché, les Bleus scendono in campo con il migliore al mondo: “Mbappè mi ricorda… me quando giocavo: rapido, potente, tecnico … è velocissimo: ha una marcia in più. Ha un talento naturale, è spesso decisivo, credo che sia lui il migliore del Mondiale”. Dopo i tanti opinionisti che hanno trattato questo tema, ecco la conferma del protagonista: non si era ancora visto un giocatore tanto agile ma potente al tempo stesso. Mbappè è l’unico calciatore che per caratteristiche si avvicina al Fenomeno. Per rimanere in tema qualità, Modric e la Croazia lo hanno stupito in positivo: “Mi sorprende quanto corre: la sue qualità tecniche sono indiscutibili. Tutto il centrocampo croato è molto forte. La Croazia è una nazionale giovane ma ha già una storia eccezionale”. Una bella iniezione di fiducia agli undici uomini che dividono l’Argentina di Messi dalla finale. Non sbagliamo se immaginiamo Ronny davanti al televisore con la caratteristica maglia a quadri biancorossa.

Il Mondiale visto da Ronaldo il Fenomeno, la rassegna

Tuttavia, per quella che è la prima rassegna di sempre in terra araba, Ronny sogna il finale romantico: “Vorrei che il Marocco vincesse il Mondiale. È tutto fantastico: come attacca, come difende, come sono uniti. E sono incantato dalla gioia che ha regalato al suo popolo e a tutta l’Africa”. Il palcoscenico ha aiutato la nazionale del Maghreb, senza dubbio. Ed essendo lui una delle stelle che promuovono il calcio in giro per il Mondo, spende parole di elogio per il Qatar: “Stadi stupendi, organizzazione impeccabile, grande sicurezza, la condivisione e l’allegria dei tifosi di tutto il mondo. Insomma una festa bellissima di cui il Qatar e Infantino devono essere devono essere orgogliosi. Siamo arrivati qui con l’idea dell’intolleranza, ma abbiamo imparato tanto a livello di cultura araba. Il livello delle partite è stato alto. Questo Mondiale è stato un grande successo per il calcio”. Se è vero che la rassegna è scivolata via senza polemiche eccessive e in un clima di quiete generale, queste parole che sanno di sviolinata stridono con l’inchiesta di corruzione in corso all’Europarlamento di Strasburgo, con il Qatar accusato di rilasciare laute tangenti ad europarlamentari del ramo socialista nel corso degli anni. E sulla qualità… diciamo che la luce si è accesa dagli ottavi in poi. Per più di un motivo quest’edizione rimarrà nella storia, tra questi la mancanza dell’Italia: “Per favore, cambiate ciò che non funziona e tornate al Mondiale: l’Italia fa parte della storia del calcio”. Vuole anche lui, da milanese adottato, quello che speriamo noi. Non andiamo agli ottavi del Mondiale da quando Ronny lo giocava l’ultima volta, nel 2006: “Oggi prenderei meno botte … gli attaccanti sono più protetti e i difensori più ammoniti. Per me, comunque, il calcio è sempre una gioia”.



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