Barella e l’Inter tra Scudetto e Champions

Dal ritiro di Malta Barella parla alla Gazzetta della situazione in casa Inter

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Barella e l’Inter tra Scudetto e Champions
Barella e l’Inter tra Scudetto e Champions

Barella e l’Inter tra Scudetto e Champions. I sardi sono soliti sentire molto il legame con la terra natia. Ed è normale per un ragazzo cresciuto – come uomo e calciatore – nella scuola calcio di Gigi “rombo di tuono” Riva. Pane, calcio e Sardegna, la sua vita fino allo sbarco a Milano. Per sua stessa ammissione possiede un carattere molto “isolano”, un misto di cocciutaggine, teatralità e indifferenza: “Sono testardo, molto testardo … e sono eccessivamente sincero, forse perché non mi piacciono le persone false … vorrei trovare una via di mezzo per stare al mondo, soprattutto in questo mondo”. E la deve trovare, dice, soprattutto per i suoi tre figli: “Sono un papà giovane che cresce insieme ai suoi bambini, sento la responsabilità di non deluderli perché iniziano a vedere come mi comporto in campo. Per quello non vorrei essere così diretto, così emotivo”. Ma se c’è una cosa per cui l’esuberanza ha lasciato il posto all’imperturbabilità, quella è il Mondiale: “Non riesco a capire il sentimento che provo. Non sono lucido di fronte a questo dispiacere enorme … chi vince un Europeo meriterebbe di andare al Mondiale di diritto”. Insomma, condivide il pensiero proprio di tutti noi: è una follia che i Campioni d’Europa stiano a casa. Forse guarderà la finale se uno dei suoi compagni arriverà in finale: “Mi piacerebbe che Brozovic avesse la sua rivincita dopo la finale persa nel 2018”. Solleticato da una domanda sul rapporto infantile tra lui e il croato, tra Brozo e Bare, rivela la presenza di un terzo incomodo nelle burle da spogliatoio: “In mezzo c’è sempre Cordaz che è il collante tra l’essere calciatore e l’essere ragazzo … lui riesce a non separare le due cose”. Un trittico terribile.

Barella e l’Inter tra Scudetto e Champions, l’Inter di Simone

Non solo Nicolò e Marcelo, la forza dell’Inter sta nei quadrumviri del centrocampo: oltre i due già citati, aggiungiamo Mkitharyan e Calhanoglu. Nel mese e mezzo passato dal croato ai box i nerazzurri sono riusciti a issarsi ad un tiro di schioppo dalla zona Champions. Ma nessuno è di troppo, il verbo è qualità più quantità: “Brozo è il migliore al mondo nel suo ruolo, il suo posto non è in discussione … Micki è il giocatore più intelligente con cui ho mai giocato: sa fare bene ogni ruolo … Chala ha la visione totale di cosa significhi essere centrocampista”. Un’Inter molto diversa da quella “contiana” che ovviamente ha risentito dell’addio di Lukaku: “Il suo addio è stato un colpo molto duro … con quel gruppo avevamo un feeling speciale. L’hanno scorso abbiamo costruito un qualcosa di altrettanto bello in cui lui non c’era: ora tocca a Romelu inserirsi nel nostro nuovo modo di giocare”. Un coro che si unisce a quello dei tifosi: Big Rom, pedala. Questo aspetto ci fa capire bene anche la nuova “forma” di Barella versione offensiva nel gioco di Inzaghi: “Sono maturato, Conte mi ha insegnato ad essere meno generoso e più decisivo … Poi con Inzaghi è nato un gioco che dà più libertà di scambiare le posizioni: mi porta più in zona gol”. Gli dev’essere piaciuto il modus operandi di Simone, a giudicare da questa analisi: “Nel calcio non esiste più il modulo, ma solo la mobilità e l’interpretazione: in questo aspetto Inzaghi è bravissimo”. A proposito di interpretazione, si è parlato molto in questi giorni di Onana. Nicolò la pensa diversamente da Song: “È un portiere di caratura internazionale … moderno, bravo coi piedi, super reattivo e con grande personalità”.

Barella e l’Inter tra Scudetto e Champions, lo spogliatoio e il patto

Proprio la titolarità di Onana è venuta in seguito al famoso “patto” nello spogliatoio. Ma Nicolò sui contenuti è irremovibile: “Non si parla di quel che succede nello spogliatoio … serve solo guardarsi in faccia e parlarsi … dare la colpa prima a se stessi che agli altri. Avevamo perso il focus, pensavamo bastasse entrare in campo per vincere. E invece non succede mai, specialmente nel campionato più difficile a cui abbia partecipato … L’obiettivo rimane provare a vincere lo Scudetto”. Difficile, visto il distacco. Ma il dogma va ricercato nella perfezione: “Vincerà chi farà meno errori. Finora il Napoli non ne ha commessi, mentre noi ne abbiamo fatti tanti…”. Attenzione a applicazione. Bisognerà anche vedere se il capitano in pectore, Skriniar, firmerà il rinnovo: “Mai mi permetterò di dare consigli … Spero rimanga, questo è ovvio, perché oltre ad essere incredibilmente forte, è un fratello”. Lo sapremo solo a gennaio, ma non sbagliamo a dire che un suo ipotetico rifiuto sposterebbe parecchio gli equilibri di squadra nella fase più delicata della stagione, tra la Serie A e quegli ottavi di Champions in cui Nicolò esordirà: “Ho pensato molto a quell’espulsione: è stato brutto da vedere per chi mi guardava … Ma quell’errore mi ha forgiato, ho capito che in campo devo tenere la parte più focosa del mio carattere da parte”. Cresciuto come calciatore e uomo, è diventato una vera guida per l’Inter. Dispiace non poterlo vedere in Qatar, fa ancora più male constatare che – forse – esordirà nel Mondiale da quasi 30enne. Ma lui è sicuro di vedersi in campo: “Prima dobbiamo andarci (al Mondiale), ma sì. Mi vedo in campo nel 2026 ancora da interista”. Allora affidiamoci a Nicolò e a quella che sarà la “sua” Nazionale.

 

 



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