Bologna, il dopo Mihajlovic: oggi è il giorno di Thiago Motta

Bologna, da oggi Thiago Motta prende in mano la squadra, dopo l’esonero di Mihajlovic e la prima vittoria in campionato con in panchina il vice Vigiani

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Mihajlovic

Bologna, il dopo Mihajlovic – Il Bologna ha esonerato Sinisa Mihajlovic dopo il pareggio con lo Spezia alla quinta giornata di campionato. Gli altri risultati fino a quel punto erano stati una sconfitta e altre due partite in parità. Solo tre punti e un gioco e un atteggiamento della squadra in campo che a tratti era sembrato poco incisivo per non dire apatico. E nella corsa a due per sostituire il tecnico serbo sulla panchina dei rossoblu ha avuto la meglio Thiago Motta su Claudio Ranieri. I due rappresentavano due modelli diversi di allenatore, forse agli antipodi. Scegliere l’uno o l’altro aveva a che fare con punti di vista diversi sulla valutazione stessa del problema da risolvere e la soluzione da adottare. Ranieri il traghettatore e uomo esperto e navigato per fare anche da ombrello in una difficile fase di transizione e rimandare tutto al prossimo campionato o Motta l’allenatore emergente per portare avanti fin da subito un progetto nuovo, legittimando per forza di cosa anche la qualità del lavoro svolto fin qui dall’allenatore uscente, se usato necessariamente come base. La società ha evidentemente intrapreso, come tutti sappiamo, la seconda via. Oggi lunedì 12 settembre il nuovo allenatore prenderà in mano la squadra. Non era in panchina alla prima senza Mihajlovic. E allora c’è un eroe di giornata silenzioso. Luca Vigiani, allenatore ad interim per la prima gara dei rossoblu dopo l’esonero del tecnico serbo: il derby contro la Fiorentina. E senza esagerare, sicuramente non deve essere stato facile il dopo Mihajlovic. Emotivamente parlando, soprattutto. L’ambiente ancora scosso non ha smesso di reclamare una sorta di giustizia e spiegazione, come riconoscimento tardivo per un tradimento che i vertici della società certo non hanno ammesso. L’accusa è contro ignoti. E’ questo fa ancora più male e ancora di più fa parteggiare per la vittima che invece con forza si è dichiarata innocente. Da par suo.

Bologna, il dopo Mihajlovic. Dove sta la verità.

Il Bologna senza allenatore riparte comunque da una vittoria, la prima in campionato. Come se non fosse ancora il Bologna di Mihajlovic. E allora la verità dove sta? Certo non nel mezzo. Lì c’è il buon senso che forse avrebbe lasciato al suo posto un tecnico alla quinta giornata di campionato, con tutto il tempo di risalire la china. Ma ora, visto che la decisione è stata presa, non si torna più indietro. Occorre guardare avanti. E la situazione paradossalmente certo non può che favorire la ricerca di quella verità che fino ad ora non si sapeva dove andare ad interpellarla. Sono caduti tutti gli alibi: Bigon silurato a maggio e Mihajlovic a settembre. Ora tocca a chi è rimasto e a chi è subentrato. Ai giocatori che a quanto pare davano già l’anima in campo per far sentire forte la loro voce e vicinanza all’allenatore spesso impossibilitato a stare in panchina. Adesso oltre l’anima cosa c’è? Se il Bologna continuerà a stentare allora capiremo finalmente da che parte stanno le responsabilità. E la verità.

Bologna, il dopo Mihajlovic. Le responsabilità della dirigenza.

Perché dopo otto anni dall’arrivo di Joey Saputo si sperava che gli obiettivi fossero altri. Soprattutto perché al suo arrivo nel 2015 aveva promesso il salto di qualità. Ma il Bologna della proprietà canadese, nonostante gli investimenti e gli obiettivi dichiarati, sembra non aver ancora intrapreso, in questi anni, quel percorso di costruzione e crescita che doveva portarla a competere con tutti almeno in campionato. Una rosa incompleta fino a poche ore dalla fine del calciomercato e un calendario con Lazio e Milan subito in trasferta possono essere delle attenuanti. Solo per Mihajlovic però. Come pure sforzarsi di non essere troppo pessimisti alla sesta giornata giornata di campionato, con in più la prima vittoria finalmente arrivata. Ma i discorsi sono gli stessi di quando, prima di Salernitana e Spezia si avvertiva la sensazione che fossero già scontri diretti tra squadre in lotta per la salvezza. Certo in proiezione. Ma con altrettanta lungimiranza si sperava che fossero altri gli avversari del Bologna contro cui rivaleggiare. Magari quelli in lotta per un posto in Europa League. Invece al Bologna da anni non resta che accontentarsi di lottare per un posto in classifica nella parte destra in cima o nella sinistra in basso. Come fosse davvero un obiettivo. La paura, qualche settimana fa come adesso, è che sei punti in sei giornate, con tre pareggi con Hellas, Salernitana e Spezia, due sconfitte e una prima vittoria costata la testa di Mihajlovic, anche quest’anno farebbero subito correre ai ripari e a firmare, se fosse possibile fin da adesso, per una salvezza comoda come unico obiettivo stagionale. Ancora una volta. E allora il dato preoccupante diventa proprio questo, casomai: la rassegnazione del tifoso. In bocca al lupo a Thiago Motta. Ma soprattuto a Sinisa. 



Sono nato a Roma e attualmente è anche il mio domicilio ma con Bologna (e il Bologna) nel cuore. Sotto le Due Torri ho vissuto per più di venti anni, per studio e lavoro ed è la città dove mi sono laureato al DAMS indirizzo Cinema. Ho la passione per la scrittura da sempre. Perché da sempre mi riesce meglio che parlare. Aspirante giornalista mi occupo di sport, cinema e musica. E di mia figlia che per adesso ha due anni e mezzo...

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