Calcio, addio ad Italo Galbiati

Lo storico collaboratore di Fabio Capello è mancato a 85 anni. Il Milan con il lutto al braccio con il Tottenham.

Tempo di lettura: 2 Minuti
781
Addio all’uomo più famoso d’Italia

Calcio, addio ad Italo Galbiati. Lo storico vice di Fabio Capello è mancato nella giornata di oggi. Una collaborazione quella con l’allenatore friuliano nata sulla panchina del Milan e continuata nella Roma, dove vinse lo scudetto del 2001, nel Real Madrid, nell’Inghilterra e nella Russia (mentre fu un suo collaboratore tecnico alla Juventus, nel biennio 2004-2006), restando al suo fianco fino al 2015. Questa sera contro il Tottenham la squadra rossonera scenderà in campo con il lutto al braccio per onorarne la memoria.

Calcio, addio ad Italo Galbiati: dagli inIzi fino al congedo

Italo Galbiati da allenatore ha iniziato alla Puteolana, ma negli anni ‘70 fu dirigente del Settore Giovanile dell’Inter, riuscendo a scoprire il portierone Walter Zenga, bandiera nerazzurra e portiere della Nazionale a Italia ‘90 con Azeglio Vicini.

Ricoprì la carica di allenatore del Milan per tre brevi periodi, nel 1981, nel 1982, sostituendo dalla 17° giornata del campionato 1981-1982 Gigi Radice, e nel 1984, sostituendo dalla 25° giornata del campionato 1983-1984 Ilario Castagner. Ma Italo Galbiati ha legato il suo nome a Fabio Capello, seguito in tante esperienze della sua carriera.

Calcio, addio ad Italo Galbiati: il cordoglio 

Sono tanti gli ex calciatori che lo ricordano, a partire dall’ex rossonero Daniele Massaro: “Buon viaggio grande Italo. Grazie per tutta la tua pazienza ogni giorno e dei grandi insegnamenti. Rip”. Pietro Paolo Virdis, raggiunto da Tuttomercatoweb.com, lo ricorda così: “Devo dire che oggi la notizia mi ha colto di sorpresa. E’ sempre stato un grande collaboratore dei tecnici del Milan, un preziosissimo aiuto. Lo ricordo col sorriso sulle labbra”. Il commiato di Fabio Capello: “Ho mille pensieri per Italo, non uno solo. Un personaggio incredibile per la sua bravura e per il rapporto che aveva con la squadra. Con lui ho lavorato per più di 20 anni. Trasmetteva fiducia ed era un grande conoscitore di calcio ma soprattutto era amato e rispettato dai giocatori, due aspetti importantissimi”.