Serie A la situazione a metà classifica

Nuovo appuntamento con il “borsino” della Serie A, questa volta per occuparci delle squadre a metà classifica

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Serie A la situazione a metà classifica
Serie A la situazione a metà classifica

Serie A la situazione a metà classifica. Dopo esserci dedicati a qualche riflessione su quella che sarà una lotta salvezza già parzialmente indirizzata, oggi ci occuperemo delle compagini di metà classifica, dedicandoci ad una visione d’insieme che travalica il singolo piazzamento. Dall’Udinese che sembrava spaventare tutti al Sassuolo insolitamente vicino alle ultime posizioni in compagnia del Monza, tutte queste formazioni possono ambire a concludere il campionato a ridosso tra le due colonne della graduatoria. La sfida si presuppone serrata e di difficile interpretazione, come ci ha fatto capire il Bologna di Thiago Motta, domenica dopo domenica issandosi sempre più in alto, dopo un inizio a dir poco deludente. Dobbiamo anche riuscire a capire come dividerle: pensandoci bene il settimo posto di Roma e Atalanta potrebbe essere attaccabile per alcune di queste, mentre altre dovranno guardarsi le spalle, per non cadere immischiate nella spinosa bassa classifica. Molto passerà dai confronti diretti, ma già con la situazione attuale possiamo azzardare qualche previsione. Alcuni di voi si staranno chiedendo perché ho posto il Sassuolo e il Monza tra queste, considerando che siedono dietro l’Empoli in classifica: ho spiegato nell’articolo sulla lotta salvezza perché ritengo gli azzurri più propensi a lottare con Lecce e Spezia che con le squadre di cui sopra. Dunque cercando di dividere in “fasce” le contendenti, possiamo immaginare due “gironi” del tipo: Udinese-Torino-Fiorentina, pronte ad intaccare qualche punto alla Roma e alle altre; Bologna-Salernitana-Monza-Sassuolo, che dovranno confermarsi per uscire totalmente da spettri di salvezza al fine di ambire a posizioni più nobili.

Serie A la situazione a metà classifica, Sassuolo Monza Salernitana e Bologna

Non eravamo più abituati a vedere il Sassuolo sgomitare in quindicesima posizione. La scorsa stagione l’atterraggio di Dionisi in provincia di Modena era stato attutito da due nomi: Scamacca e Raspadori. Persi per sempre i due pupilli il tecnico ha dovuto rimboccarsi le maniche. Tutto sommato avendo vinto quattro gare e portando a casa qualche pareggio, si capisce che questa squadra è sufficientemente preparata per giungere ben presto a ridosso delle contendenti. Se all’esplosione di Laurienté seguirà un ritorno di Mimmo Berardi ai suoi livelli, la strada è in discesa. Proprio la mancanza del capitano ha penalizzato i neroverdi, che aspettano anche l’ambientamento di Pinamonti, il 9 che manca. Evitando blackout come quello in casa del Bologna (sconfitta 3-0), passo dopo passo Dionisi si risolleverà. Nonostante sia neopromosso, un discorso simile può essere fatto per il Monza di Palladino. I risultati iniziali non si addicevano al progetto che ha costruito Galliani; Palladino sta portando la squadra sulla sua lunghezza d’onda, quella suggerita dal dispendioso esborso estivo della società. I punti che mancavano dopo sette gare non hanno smorzato l’animo dei giocatori, che dalla vittoria contro la Juve hanno inanellato una serie positiva negli scontri diretti spezzata solamente da Empoli e Bologna. Una ripresa furente, merito di Palladino e dei suoi, accompagnata da una media punti che proietta i brianzoli a ridosso del decimo posto; a gennaio aspettiamo conferme. Spostandoci a Salerno siamo travolti da una brezza piacevole e positiva. Nicola ha cambiato faccia ad una squadra a sua volta diversa dallo scorso anno. Iervolino ha risposto bene alle richieste del tecnico, il minimo dopo la salvezza dello scorso anno: la Salernitana ha un attacco di qualità (Dia-Piatek), ha trovato un nuovo leader in Candreva e scoperto un difensore atipico ed efficace come Mazzocchi. Perde poche partite rispetto alle rivali ma ha peccato scomparendo dal campo in occasione delle sfide a Monza e Sassuolo. Il manifesto è invece la vittoria contro la Lazio, rimontata e sconfitta in 45 minuti. Se Nicola trova la quadra può guardare in alto, senza stavolta promettere imprese: il miracolo l’ha già fatto e finalmente non lo considerano più solo un salva-squadre. Veniamo al Bologna: non era facile sostituire Sinisa, con il quale la città aveva instaurato un rapporto solido. Thiago è arrivato in un marasma emotivo in cui era tangibile il rischio di fallimento, soprattutto per un allenatore offensivo come lui. Dopo un andamento caracollante, che non aveva spostato di una virgola l’umore dei felsinei, la sfida in Coppa Italia vinta contro il Cagliari ha acceso qualcosa. Da quel momento 4 vittorie in 5 partite (la sola sconfitta con l’Inter) che hanno lanciato il Bologna dalla zona rossa al decimo posto. Con un Arnautovic così in forma ed un Thiago Motta ben saldo al suo posto di comando, i rossoblù possono ambire a rimanere lì e dare fastidio a tutte. Avvisate Roma e Atalanta, in preda ai loro obiettivi, le quali alla ripresa affronteranno la squadra di Thiago.

Serie A la situazione a metà classifica, Fiorentina Torino e Udinese

Commisso non sarà un granché contento della sua viola. Questa doveva essere la stagione in cui la Fiorentina prometteva di dare un “calcio” all’Atalanta, per riprendere posto tra le “sette sorelle” originali. Invece così non è andata, e anzi solo nelle ultime settimane Italiano sembra essere tornato con la situazione in pugno. Strano vedere un allenatore votato all’attacco come lui alle prese con un digiuno da gol cronico: dopo la rete all’esordio Jovic è presto sparito entrando in un vortice di polemiche e cattive prestazioni che sembravano non finire; ora sembra essersi ripreso, in concomitanza con Barak, ma rispetto allo scorso anno la confusione è evidente. Italiano non riesce a trovare un 11 tipo da confermare: ogni settimana propone la sua girandola di giocatori, e questo non aiuta la ricerca di continuità. Sappiamo bene cosa deve fare la viola: cercare di recuperare in classifica e nel mentre tentare l’assalto alla Conference, che la riporterebbe in auge anche sul piano europeo. Sulla sponda granata di Torino invece va tutto (quasi) secondo i piani; dopo essere venuto alle mani con il DS Vagnati ed essersi scontato verbalmente con il capitano Lukic in estate, Ivan Juric si sta confermando un allenatore con attributi che arrivano in terra. La squadra lo segue ciecamente, nonostante la società non abbia attinto a tutte le sue richieste; il “blocco balcanico” che ha costruito trascina la squadra ogni domenica. Sta riuscendo a variare la sua impostazione tattica grazie alla batteria di trequartisti che allena: da Radonjic a Vlasic raramente il Toro ha avuto tanta qualità negli ultimi anni. Dopo un anno di lavoro Juric ha perfezionato la sua macchina, ora – come chiedono a gran voce i torinisti – il sogno è tornare in Europa. Eccoci all’Udinese: Sottil – all’esordio in A – ha sparigliato le carte al croupier di turno. L’andamento della sua squadra era netto come un coltello che scivola nel burro: la vittoria per 3 a 1 sull’Inter è stato il punto più alto (issava i friulani terzi), ma forse ha portato quel tocco di presunzione che ha tirato giù i bianconeri dai sogni. Dopo aver sconfitto un Hellas inerme non ha vinto più, cadendo in una spirale di risultati negativi che l’hanno portato ottavo alla sosta. Intendiamoci, anche una prospettiva rosea per le pretese ad agosto. La parola d’ordine in campo è qualità: Deulofeu cuce e Beto finalizza per la più tipica coppia d’attacco; in mezzo al campo stanno venendo su Lovric ed Udogie, quest’ultimo tuttavia non ancora chiamato da Mancini, non capisco perché. Non ci rimane che aspettare: alla ripresa capiremo se l’Udinese sarà quella pre o post Inter. Nel caso fosse la prima, lotterebbe di diritto per l’ultimo posto in Europa.



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