Champions verso l’ultima giornata

Il Milan si accoderà ad Inter e Napoli? La Juve per salvare l’onore.

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Champions verso l'ultima giornata
Champions verso l'ultima giornata

Champions verso l’ultima giornata. Vi ricordate la faccia di Zanetti al sorteggio di fine agosto? Era tutto un programma: dopo aver conosciuto la gioia degli ottavi lo scorso anno – grazie anche al sorteggio in prima fascia – l’abbinamento con Bayern e Barça sapeva di beffa. Beffa che andava a confermare la poca fortuna in sede di sorteggio, come lo scorso anno allo scandalo delle palline (prima l’Ajax, poi il Liverpool). Ovviamente ci sarebbe anche da sviluppare un discorso sul ranking e le fasce, perché risulta assai grottesco che la Juve, barcollante da qualche stagione, abbia diritto alla seconda fascia relegando Inter e Napoli alla terza. Non avendo le righe per esporre dissenso alla UEFA ci limiteremo al fattore coincidenza. Un girone di ferro, il più difficile da anni a questa parte in Champions, che analizzato sotto una chiave di lettura diversa pone l’Inter non come la meno forte, ma come la più quotata in terza fascia: concludiamo che l’abbinamento non ha fatto gioire i nerazzurri, ma ha reso presente alle altre due che, come spesso accade, il girone non era un affaire privato. I dirigenti avversari hanno subito capito di non avere il pass assicurato; soprattutto i catalani, per cui l’Inter era il terzo incomodo trasformatosi poi nell’incubo. L’Inter è passata in questo modo: ponendosi rispettosamente nei confronti del Bayern, ma in posizione di forza su un Barça che percorre la via del tramonto economico-sportivo. Insomma l’Inter ben sapeva che condannare i culers significava spingerli nell’abisso e depredarli dei preziosi fondi europei di cui entrambe hanno bisogno. Poi gli azzurri. Che dire al Napoli se non: “me faje ascì pazz”. Perché i partenopei sono qualcosa che non vedevamo da anni in Champions. I tifosi italiani, tutti tranne i più faziosi, non possono non ammettere che un’italiana così perfetta nell’era della fase a gironi non l’avevamo mai vista. Miglior attacco, bel gioco, dominio totale; non manca niente. I tre punti di vantaggio sul Liverpool e la differenza reti abissale (+16/+9), tengono il Napoli sicuro del primo posto, a meno di una goleada poco pronosticabile dei Reds: sono convinto che dopo Ibrox e la Johan Cruijff Arena, gli azzurri vogliano piantare la bandiera anche ad Anfield, per un incredibile punteggio pieno ai gironi, come tra le italiane riuscì solo al Milan leggendario del ‘92/’93.

Champions verso l’ultima giornata, Milan alla prova del nove

Il Milan è lontano da quegli anni leggendari, ma qualcosa si sta riaccendendo. Dopo l’atroce delusione dello scorso anno patita da una squadra giovane e non pronta – penalizzata anche da decisioni arbitrali molto discutibili, bisogna dirlo – quest’anno, forte del trionfo dello scudetto, la banda Pioli ha messo in campo quello che serviva. Vero, è mancata la prestazione contro il Chesea: all’andata la superiorità era evidente, le distanze in campo troppo ampie; il tutto unito alla spavalderia di Pioli che, ad inizio secondo tempo, mandava i suoi all’arrembaggio salvo poi rintanarsi dopo la doppia sciabolata inferta dai londinesi. Al ritorno… mi limiterò a dire che Mount ha meritatamente vinto il Premio Frittata – nella categoria Tutti giù per terra – di Cristiano Militello su Striscia la Notizia. Effettivamente è questo che manca al Milan: un buon numero di partite contro avversari di livello, per tornare a respirare l’importanza e la solennità della manifestazione. Non me ne vogliano il Salisburgo e la Dinamo, ma il diavolo necessita di big match, di sfide contro le prime d’Europa. Perché è la presunta superiorità nel confronto – unita alla serata no della Theao – che ha impedito al Milan di imporsi in Austria e qualificarsi in anticipo. Il diavolo deve faticare e migliorare ancora. Ad esempio i cugini dell’Inter, alla quinta partecipazione consecutiva, hanno preso 3 volte il Barça, 2 il Real ed infine il Bayern: dopo anni di purgatorio il biscione ha riniziato a giocarsela alla pari con tutte. Quindi il Milan deve fare ciò: analizzare le batoste e partita dopo partita aggiungere un mattoncino, perché è l’unico modo di emergere contro le regine del pallone, ora che le milanesi sono un gradino sotto. Ma se c’è una cosa di cui la banda Pioli non difetta quella è il carattere; la doppia vittoria contro la Dinamo, specialmente la partita di Zagabria, ha messo in luce ciò. Forse ci vorrà ancora una stagione per vedere il Milan giocarsela alla pari in uno stadio di Londra, Madrid o Parigi, ma il processo di crescita deve passare da quelle sfide, le uniche che innalzano la qualità e ci fanno conoscere nuovi campioni. Ora senza voli pindarici che rimandano a sfide degli anni 2000, sotto con il Salisburgo, la vera prova del nove. Se il diavolo gioca come sa fare e mette in campo quel carattere di cui sopra, la qualificazione è alla portata. Napoli ed Inter l’attendono a Nyon.

Champions verso l’ultima giornata, la Juve per l’onore

Della Juve non c’è nulla da salvare. Anche se analizzassimo partita per partita, non troveremo nessun numero che sorride ai torinesi. In primis l’atteggiamento parco di Allegri che, all’inizio della stagione, derubricava la sfida con il PSG come già persa per concentrarsi sul Benfica, visti i facili sei punti che si auspicava arrivassero contro il tenero Maccabi. A ben vedere qualcosa di storico è successo grazie alla Juve: i ragazzi di Haifa sono la prima squadra israeliana – e di tradizione ebraica – a vincere una partita di Champions. La vittoria per 2 a 0 rappresenta l’apoteosi sportiva del Maccabi e il punto più basso toccato dalla Juve nella storia recente della competizione. Tornando all’importanza delle partite secondo Max, se contro il Benfica bisognava costruire la qualificazione, di certo ci aspettavamo la Vecchia Signora scendere il campo con il coltello tra i denti. Invece Bonucci esce da entrambi i match con le ossa rotte, mentre Joao Mario trasformava i rigori e Rafa Silva sverniciava il debole impianto difensivo dei piemontesi. Non c’è stata una situazione in cui la Juve abbia condotto o comandato il gioco, lasciando al Benfica la libertà di scatenare l’altissima tecnica individuale di cui è portatrice. Guarda caso l’unica vittoria (per 3 a 1 a Torino contro il Maccabi) arriva con Di Maria che serve tre assist. Non può essere un scusante: la Juve senza Pogba, Di Maria, Chiesa o Paredes è una squadra meno forte del Paris, ma assolutamente più quotata del Benfica. E ripeto, secondo il mio parere, l’atteggiamento di Allegri è totalmente deleterio per una squadra che ormai da tre stagioni a questa parte inizia l’anno con la parola d’ordine “ricostruzione”. Non si potrà mai ricostruire se non si guarda alla realtà, Allegri ha bisogno di fare un passo in avanti nel pallone che si evolve – dimostrandoci perché e stato un tecnico così vincente – oppure non gli rimane che fare un passo indietro, andarsene e rinunciare alla buonuscita. Non basterà un aumento di capitale, non basterà l’ennesimo investimento multimilionario per questo o quel fuoriclasse (tra l’altro non credo Lotito interessato alla cessione di Milinkovic, figuriamoci con questa Lazio). La Juve deve ripartire da se stessa e provare a vincere l’Europa League – dove l’attendono il Barça, lo United, l’Arsenal e l’Atletico tra le altre – perché il piazzamento Champions non è assicurato. Ma soprattutto deve evitare la figuraccia finale con il PSG, scordandosi che tre giorni dopo la verrà a trovare l’Inter, per dare almeno un motivo di orgoglio ai suoi tifosi e per salvare l’onore.

 

 

 



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