La morte di Felice Gimondi desta grande commozione nel Paese

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La morte di Felice Gimondi, avvenuta a Giardini Naxos, ha destato grande commozione in Italia e all’estero. Il bergamasco è stato uno dei più grandi campioni prodotti dal nostro sport e il protagonista di un duello, quello con Eddy Merckx, che ha segnato gli anni ’60 e il decennio successivo.

Quella rivalità impossibile

Il palmares di Felice Gimondi è abbastanza eloquente: ha infatti vinto nel corso della sua carriera tre edizioni del Giro d’Italia, un Tour de France, una Vuelta, due Giri di Lombardia, una Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo e un Campionato del Mondo su strada. Non sono però le vittorie, paradossalmente, a raccontare per intero la sua grandezza, quanto il numero di podi riportati al Giro d’Italia, ben nove. Un dato derivante dal fatto che Gimondi si ritrovò a duellare in quel lasso di tempo con il più grande ciclista di ogni epoca, ovvero “lo Squalo”, Eddy Merckx.

Corridore gentiluomo

Gimondi non fu solo un grande corridore, fornito di straordinarie doti da passista e scalatore, ma anche un vero e proprio gentiluomo, come tale riconosciuto dal gruppo di cui si trovava di volta in volta a condividere le sorti. Era infatti lui a fermare ogni tentativo di fuga quando si verificava la caduta di un suo diretto rivale, ricevendo naturalmente lo stesso trattamento quando incappava in una disavventura che è purtroppo sempre in agguato in questo sport. Una stima condivisa praticamente da tutti e che è tornata a fare capolino nelle ore immediatamente successive al suo decesso.

La reazione di Merckx

A confermare il giudizio pressoché unanime sulle doti umane di Gimondi è stato proprio Merckx, il quale saputa la notizia ha commentato nel modo più umano possibile, affermando che stavolta ad aver perso è stato lui. Un dolore genuino e condiviso da tutti coloro, tifosi e appassionati di ciclismo, che hanno avuto la fortuna di assistere ai magnifici duelli tra i due che hanno caratterizzato un momento irripetibile di questo sport.

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